Cult dall'archivio/Sal8 di Syusy/Video

Ciccio Colonna, un corto di Syusy Blady

Ciccio Colonna: un corto, anzi un tap-film, per la regia di Syusy Blady (2001). Interprete principale: Vito.

Com’è la trama?

Ciccio Colonna è la storia di un incastro. Vito è un barista di Pegognaga, un piccolo paese apparentemente anti-turistico che d’inverno è cancellato dalla nebbia e d’estate dalla calura. Per uno scherzo tra amici, finisce che si incastra tra due colonne di cemento poste davanti al suo bar. L’incastro però è talmente perfetto che nessuno riesce più a liberarlo. Arriva il sindaco con i vigili, poi gli infermieri dell’Asl, i pompieri, ma non c’è niente da fare: Ciccio rimane incastrato e vengono perfino fatti progetti di demolizione che suscitano il terrore degli inquilini dello stabile. L’unica evoluzione possibile della vicenda è che Ciccio, ormai chiamato da tutti “Cicciocolonna”, rimanga incastrato tra le colonne e diventi “un caso”. Infatti arriva la tv locale, Telebassa Padana, che diffonde la notizia e poi persino la tv di stato. Incastrato giorno e notte, Cicciocolonna diventa un punto di riferimento per tutto il paese. Una specie di monumento vivente, ma anche una sorta di saggio al quale la gente va a parlare, a chiedere consigli e perfino i numeri da giocare al lotto. Alla fine arriva anche un gruppo di indiani che lavorano nelle stalle del paese con una mucca che non fa più latte… La situazione di Ciccio evidentemente ricorda loro quella di un guru, tanto che gli chiedono di miracolare la loro mucca e lo consacrano definitivamente “santone”. Durante la sagra annuale, poi, il paese si riempie di tantissima gente e Ciccio ne diventa l’eroe, tanto che il sindaco annuncia una festa per l’anno successivo se Ciccio sarà ancora incastrato. Alla fine arriva la nebbia e con la nebbia l’oblio.

Tutto il film pare proprio simbolico, cos’è l’incastro?

L’incastro è la vita. Se non sono le due colonne di cemento che imprigionano Ciccio, sono altre colonne metaforiche come il ruolo sociale che ricopre, il lavoro, la posizione. Ma già la stessa natura biologica dell’uomo è un incastro: noi siamo incastrati nel nostro stesso corpo che ha una sua forte staticità, un’estetica che ci definisce, ci protegge, ma nello stesso tempo ci comprime e opprime. Ciccio in fondo potrebbe anche uscire da quell’incastro, solo che la domanda è: gli conviene?

Perché non dovrebbe convenirgli?

Dopo che si è incastrato, Ciccio ha assunto un ruolo importante e anche un peso sociale. Insomma, ha perfezionato la sua identità. Gli conviene uscire? Forse vorrebbe, ma non è più capace. Infatti a un certo punto esce, ma gira attorno alle sue colonne che lo attraggono, che sono la sua sicurezza. È difficile vivere veramente la libertà e volerla davvero. E se anche ci liberiamo, finiamo con l’incastrarci un’altra volta, come succede con le reincarnazioni successive. Adesso faccio un po’ di filosofia… Cose che ho imparato in India: forse prima di nascere eravamo anime libere che vagavano nella grande anima universale. Incarnandoci, ci incastriamo in un corpo e abbiamo così la possibilità di avere una nostra personale percezione, ma scatta anche la prigione, perché la personale percezione delle cose, di se stessi, è un pesante paraocchi che ci limita proprio nel momento in cui da delle possibilità.

Come mai questo amore per il surreale?

Per me è il massimo dei massimi è il cinema di Zavattini e di De Sica. “Miracolo a Milano” per intenderci, dove il surreale irrompe nel neorealismo riuscendo a raccontare la realtà con il linguaggio della poesia. Mi piace trovare il paradosso nel reale. Grazie al paradosso la realtà, anche se triste come spesso è, si tinge dei colori della favola, prende una nuova vita poetica, diventa sogno. Film così non fa più nessuno, forse l’ultimo è stato Pasolini con “Uccellecci e uccellini”. Ma a pensarci bene, un altro che usa questi modi è Kusturica e certo cinema jugoslavo. Sul corto poi ha influito moltissimo il fatto che sia io che Vito abbiamo conosciuto Fellini e ci abbiamo lavorato ne “La voce della luna”. Quell’esperienza ci ha lasciato una bella sensazione, anche per il suo essere romagnolo, e noi siamo emiliani. Mi sono sentita onorata di condividere con lui la poetica della nostra terra, che è di tutti e non deve andare sprecata

Syusy Blady

Notizie su Ciccio Colonna

Cicciocolonna ha la durata di 14 minuti ed è stato girato a basso costo in tre giorni di riprese nella piazza di Pegognaga nel 2001.

E’ stato proiettato a: Cortinametraggio 2000, Festival di Siena 2000, Rassegna di Francoforte 2000, Rassegna “Corti si nasce- II Edizione” (Cesenatico) 2001, Cinema Città Del Monte (Portici) 2001, Rassegna “Via col Corto” (Messina) 2001, Festival delle Donne (Torino) 2001, Centro Culturale S.Chiara (Trento) 2001, Anteprimaannozero 2001 (Bellaria/ Igea Marina), Associazione Culturale “Daunbailò” 2001 (Genova), Message To Man 2001 (Pietroburgo/Russia).

Menzione speciale dell’edizione 2001 al Festival di Taormina.

One thought on “Ciccio Colonna, un corto di Syusy Blady

  1. Pingback: Syusy intervistata su Ciccio Colonna | Nomadizziamoci

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