Nomadizziamoci

Scuole e asili “volanti” fatti di yurte nei paesi colpiti dal terremoto

20 maggio 2012:  la terra ha iniziato a tremare tra Bologna, Modena, Mantova Ferrara. Nessuno era preparato ad un evento simile. Tanto meno i bambini delle zone terremotate che si sono visti privati dei loro spazi di gioco e di apprendimento…

Come intervenire?

Syusy Blady da tempo promuove l’abitare eco-compatibile attraverso la divulgazione dei modelli abitativi nomadi. Un esempio è la yurta, l’abitazione tradizionale dei nomadi dell’Asia centrale. Dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia lasciando una grande ferita anche nei luoghi deputati all’educazione, come le scuole, l’emergenza è trovare soluzioni per ricostruire in modo ecologico e sostenibile, anche usando la fantasia!

Per questo Syusy, pedagogista prima ancora che conduttrice televisiva, partecipa con la sua yurta alla ricostruzione di un asilo e di una scuola elementare nella frazione Palata Pepoli del comune di Crevalcore colpito dal terremoto: uno spazio efficiente, sicuro, antisismico, costruito velocemente, divertente e soprattutto NOMADE. Il progetto è dell’architetto Massimo Marata con Antonio Montanari di Nati per Navigare e Syusy Blady. Voluto e promosso dalla Onlus Intervita e dal comune di Crevalcore (BO).

scuola volante

Nel frattempo sono arrivate altre iniziative sulla scia dell’asilo volante… Tra queste rientra la volontà di Emily dell’associazione Lilliput nelle Marche che ha pensato ad una yurta come “contenitore” di sogni e di progetti da realizzare con i bambini.

Ecco cosa ci ha scritto:

“Siamo un piccolo gruppo di persone con un progetto/sogno comune, ognuno di noi proveniente da settori, esperienze e formazione completamente differenti. Ci sono io, Emily, che sono educatrice e gestisco una struttura sperimentale da 4 anni, si tratta di un’Associazione di promozione sociale operante nel settore della prima infanzia e del sostegno alla genitorialità. Le principali linee-guida e ispirazioni che seguiamo sono: il metodo Montessori (nel quale sono specializzata), l’attivismo (Freinet, Malaguzzi), e tutta la parte che si occupa del recupero delle tradizioni rurali e della riappropriazione del tempo inteso come diritto (Zavalloni).  Poi c’è Lorenzo, che fa l’imprenditore e insegnante yoga, che ha condiviso con me fin dall’inizio il sogno di unire i principi pedagogici che ci guidano nelle esperienze con i bambini e le famiglie con le possibilità e le risorse offerte di operare in un ambiente naturale/agricolo. Infine c’è William, il tecnico geometra che contribuisce con la sua perizia, professionalità e creatività alla futura realizzazione delle strutture.

Ciò che ci unisce è la visione di qualcosa, che a partire da un’attività concreta come quella di una scuola d’infanzia, unitamente a una fiducia nel potenziale insito nella stessa, possa aprire ad esperienze espansive, di crescita, conoscenza e reintegrazione. Tutto questo per offrire un esempio e una pratica creativa e finalizzata all’autonomia, in un momento nel quale ravvisiamo una profonda necessità di qualcosa di nuovo, vero che unisca. Tutto ciò che era nelle nostre menti e nei nostri cuori fino ad un anno fa da quest’estate ha preso una forma chiara e lampante. Grazie all’esperienza di un campo estivo per bambini da 1 a 13 anni, svoltosi in un agriturismo della nostra zona, abbiamo avuto la conferma delle nostre ipotesi. E cioè che il connubio bambini-campagna (natura) all’interno di un contesto relazionale positivo, volto all’autonomia dei bambini, senza mai perder di vista la loro unicità e irrepetibilità, è in grado di fornire benefici non solo ai bambini stessi ma a tutta la comunità, che viene a configurarsi come comunità educante ed educata. Svolgevano un ruolo attivo, oltre alle educatrici, i contadini, gli anziani e i genitori.

Abbiamo trovato nella natura una maestra in grado di parlare ai bambini, fornire esperienze appaganti e significative quotidiane e sempre nuove. Prendendo come punto di riferimento la Montessori, per la quale i soggetti coinvolti nella relazione educativa sono il soggetto che apprende, l’ambiente e un mediatore tra i due, abbiamo deciso di prendere il miglior ambiente che ci fosse a disposizione: la natura, la più integra che ci fosse. Abbiamo lavorato con i bambini sui concetti di libertà, diritto al rischio, autonomia e autoregolamentazione, facendo un lavoro di destrutturazione dei loro schemi mentali “pericolosi” e castranti al fine di liberare le loro essenze profonde. In questa maniera l’educatrice veniva a configurarsi come facilitatrice del processo di crescita del bambino. Da qui alle yurte il passo è stato breve. La yurta ci permette di dedicare tutta la nostra attenzione ed energia al contenuto (bambini, qualità delle relazioni, libera espressione, collaborazione), crediamo che la semplicità sia un punto di arrivo, non un punto di partenza”.

Logo dell'associazione lilliput

Continuate a seguirci!

Vi terremo aggiornati sull’evoluzione dell’Asilo Volante e dei progetti “nomadi” in via di sviluppo! 

La presentazione dei progetti si terrà all’Orto dei Giusti il 7-8-9 giugno durante la manifestazione “Energia sui colli”

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