Nomadizziamoci/Sal8 di Syusy

Trame e orditi

“Trame e orditi” presenta i lavori di quattordici artiste che operano dagli anni 60 in ambito nazionale ed internazionale. La mostra raccoglie diversi sguardi femminili sul mondo per raccontare, attraverso l’arte, la vita e ciò che la circonda. Il tema della femminilità fa da filo conduttore alle opere esposte. Le artiste in mostra rappresentano, in modo eterogeneo e non esaustivo, con il loro lavoro, gli ultimi quarant’anni d’arte contemporanea in Italia. Questo periodo segna la fioritura delle diverse ricerche sui materiali, sui limiti fisici del corpo femminile (Abramovic) e le possibilità della mente, tra le conquiste del femminismo della generazione post-bellica che oggi appaiono sempre più lontane.

Le protagoniste che muovono i fili del dibattito espresso attraverso le loro opere sono: Carla Accardi, Mirella Bentivoglio, Irma Blank, Fernanda Fede, Pina Inferrera, Annamaria Iodice, Marisa Merz, Kaori Miyayama, Anna Oberto, Anna Spagna Bellora, Luisa Mazza. Ogni artista ha dato vita a una ricerca che nel tempo si è evoluto e perfezionato come nel caso di Carla Accardi, che con la sua particolare tecnica del segno astratto ha attraversato la stessa stagione artistica ed è tra coloro che hanno determinato la fine dell’emarginazione femminile in campo artistico. Mirella Bentivoglio nell’85 dichiarava: “Uso la parola come immagine dal 1966… in realtà il mio lavoro si svolge, oggi come ieri, in un ambito totalmente poetico… che significa all’incirca: distruggere per costruire.” Marisa Merz, tra i protagonisti dell’Arte Povera sviluppa tecniche tradizionalmente artigianali legate alla condizione femminile come il lavoro a maglia realizzato con sottili fili di rame. Kaori Miyayama fa della luce e delle trasparenze il veicolo principale per raccontare storie familiari impresse su tela o su carta intagliata che si disgrega in innumerevoli fori. Pina Inferrera sviluppa un linguaggio legato al riutilizzo di materie plastiche riciclate e la figura femminile nelle sue fotografie è sempre ritratta come un corpo estraneo all’interno di un paesaggio naturale. Annamaria Iodice usa una pittura dai colori brillanti e acquosi che predilige stendere con pennellate essenziali su grandi carte o tele. I soggetti che abitano queste pitture sono figure umane immerse in un ambiente bucolico, dominato da un genius loci legato all’intima dimensione della riflessione dell’autrice sull’arte e l’ambiente.

La mostra è una ricognitiva su un periodo storico rivoluzionario sotto molteplici aspetti e approderà negli spazi espositivi di Maurizia Giusti, nella città Bolognese per il mese di gennaio in concomitanza con l’ArteFiera 2011. Questo progetto espositivo è stato ideato e voluto da Pina Inferrera con la collaborazione della storica galleria Derbylius di Milano. La curatela è stata affidata a Chiara Massini.

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