Nomadizziamoci/Orto dei Giusti

Laboratori di Archeologia Sperimentale

Quando la curiosità è notevole si può giungere ad ogni traguardo… il Laboratorio di Alfio e Ilaria Tomaseli ne è un esempio, appassionati e studiosi attenti, ma soprattutto curiosi fino a chiedersi come avranno fatto a… lavorare, a costruire utensili gli uomini del Paleolitico o del Neolitico? E così negli anni, riflettendo accuratamente su informazioni tratte da innumerevoli fonti e con l’aiuto della loro non comune immedesimazione e manualità, ecco che uomini del duemila riescono a riprodurre con meticolosa precisione, punte di pietra, aghi in osso, punteruoli, coltelli ecc… insomma a lavorare come “i nostri” antenati.

I loro manufatti e il loro operare si sono concretizzati in incontri con studiosi, in mostre, in lezioni nei musei o universitarie, in campi di lavoro nei vari parchi naturali del nord e del centro Italia e all’estero. Esperienze in cui bambini e adulti vengono coinvolti in un crescendo di azioni, di sequenze operative che riportano indietro, nel tempo della Preistoria in un viaggio affascinante in cui si vede e si impara a scheggiare la selce, a lavorare e cuocere l’argilla, a macinare il grano su delle macine di pietra e cuocere l’impasto in pietre arroventate, a dipingere con il carbone e ocra, tessere con un telaio verticale, costruire armi come, il bolas, l’arco, il propulsore e l’accensione del fuoco con le pietre focaie o con i legni. Lo sperimentatore, mai uguale durante gli incontri, divulga le sue informazioni scientifiche ai bambini coinvolgendoli, stimolandoli, trasmettendo emozioni, sempre nuove ma dal sapore antico, di un operare insieme come “facevano”gli antenati, privilegiando la manualità e tutte quelle piccole astuzie che rendono questa manualità più semplice e più rapida.

Tutto ciò diventa veramente momento di reale innovazione didattica in cui al centro dell’azione c’è il bambino che apprende, operando concretamente, come durante un lungo gioco nel tempo.

A questo punto, però, non rimane altro che “provare” gli sperimentatori, Alfio e Ilaria, i quali riescono a far rivivere, quasi come per incanto, situazioni molto diverse dalle nostre, con l’entusiasmo stesso di un bambino che sa, per esempio, accendere un fuoco senza accendino, ma solo con la forza, con la pazienza e la volontà unite a pietre focaie o bastoncini. Lo stesso succede agli adulti che, pure loro, rimangono esterrefatti da un mondo alquanto diverso, ma alla base delle “nostre” origini. Forse è questo il motivo del fascino che emana dalle prove pratiche dello sperimentatore: il fatto di ritornare al periodo in cui tutto doveva essere guadagnato e sudato, in cui si doveva resistere alla fame, alla ferocia degli animali, alla violenza degli agenti atmosferici , senza ricorrere ai miliardi di aiuti, di comodità della nostra epoca. Perciò in questo laboratorio, il bambino in particolare, diventa protagonista e non spettatore della storia, o meglio della Preistoria, dal momento che viene coinvolto in esperienze dalle quali emergono oggetti che possono “servire”, che possono essere usati ancora oggi, come borse di pelle cucite, collane con ciondoli di steatite o conchiglie o palline di argilla di argilla. E forse… anche questa… è la magia dell’archeologia sperimentale…

http://www.archeologiasperimentale.it/

 

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