Sal8 di Syusy/Viaggi

Nomadizziamoci presenta: “Mediterraneum”

Il Mediterraneo visto attraverso l’obiettivo di Giulio Rimondi

 

MEDITERRANEUM The Middle-East Page

Giulio Rimondi

Prosegue l’attività del progetto NOMADIZZIAMOCI all’interno del “Sal8 di Syusy Blady” con la mostra personale di GIULIO RIMONDI, Mediterraneum, curata da Sandro Malossini in collaborazione con Aykan Begendi.  Le 21 fotografie esposte sono state realizzate negli ultimi due anni, concepite all’interno di un progetto di più ampio respiro, indagano e fissano istanti, quasi decontestualizzandoli, della quotidianità in alcuni paesi che si affacciano sul Mediterraneo: dal Marocco all’Algeria, alla Tunisia, all’Egitto, dalla Siria alla Giordania al Libano. A metà strada tra fotografia d’arte e reportage rappresentano una ricerca sull’identità culturale del mondo arabo. Non prive di rimandi letterari, ogni fotografia appartiene alla narrativa visiva, intensa, frammentaria e poetica del viaggio.

Il Sal8 di Syusy dal 13 al 28 Febbraio ospita la mostra fotografica di un giovane fotoreporter d’arte, Giulio Rimondi. Gli scatti esposti sono stati accuratamente selezionati con Syusy, Sandro Malossini e Aykan Begendi tra le tante immagini raccolte durante Mediterraneum, il lungo progetto-viaggio che Giulio ha intrapreso per cogliere e raccontare le origini della nostra civiltà. Giulio ha viaggiato a lungo tra i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, nella convinzione che tutti i popoli che abitano le coste condividano una storia, una cultura e un’identità comuni. 

Ecco cosa si sono detti Syusy e Giulio quando si sono incontrati qui in Redazione, in questi giorni di allestimento per la mostra di imminente inaugurazione…

Syusy: Viaggio e immagine, noi come Turisti per Caso ne sappiamo qualcosa. Certo è difficile catturare l’immagine con sapienza, c’è una differenza abissale fra le immagini raccolte casualmente e quelle studiate, cercate, inseguite. Giulio, quand’è che la foto di viaggio diventa arte?

Giulio Rimondi: Sicuramente quando il viaggio viene scelto e vissuto in base a un progetto che si ha chiaro in mente, ma senza perdere la freschezza dello sguardo. Questo significa documentarsi prima di partire solo quanto basta a essere dei viaggiatori consapevoli e informati, ma non al punto di perdere ogni sorpresa. Non bisogna rinunciare a una certa dose di avventura…

Giulio Rimondi

Giulio Rimondi

Syusy: Esatto! È quello che ho sempre detto anche io: bisogna viaggiare per sapere, per conoscere, ma senza portare da casa preconcetti!

Giulio Rimondi: Comunque in una foto di viaggio solo ¼ dell’immagine è il puro occhio fotografico, i restanti ¾ consistono nel trovare la giusta situazione e sapervisi approcciare. “Trovare la situazione” vuol dire comunicare con la gente, sapersi proporre anche in situazioni difficili, lavorare sui rapporti umani, sulle persone, per farle sentire a proprio agio. Può capitare che in maniera del tutto casuale con uno scatto fugace si ottenga un risultato convincente, ma più spesso è necessario fare anche centinaia di foto per arrivare a quella che si sta cercando. Mi capita spesso di fare moltissimi scatti che so già non mi serviranno, per abituare le persone alla mia presenza, al rumore della macchina fotografica, all’idea di esserne il soggetto, per arrivare a coglierle nella spontaneità… La differenza quindi si fa nella ricerca dell’immagine.

Syusy: Ti rifai a qualche grande fotografo in particolare?

Giulio Rimondi:  Ammiro Capa, Koudelka, Cartier-Bresson, maestri sempre di grande ispirazione. Ma non ne imito lo stile, oltretutto sarebbe impossibile, il periodo nel quale loro fotografavano aveva una qualità visuale differente dal nostro. Non dico migliore, semplicemente differente. Io preferisco averne uno mio personale. Infondo loro raccontano il loro tempo, io cerco di avere uno sguardo più attuale, che sappia cogliere l’oggi senza perderne la poesia.

Syusy: Hai viaggiato molto per il tuo progetto “Mediterraneum”, esattamente dove sei stato, che luoghi hai visto?

Giulio Rimondi: In un primo viaggio ho attraversato Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto, spingendomi a sud fino a Marrakesch, e risalendo poi sull’altro cardine fino allo stretto di Suez, passando per Alessandria. Ho fatto poi un altro lungo giro tra Libano, Siria e Giordania. Anche Israele in verità, ma gli dedicherò un capitolo a parte e certo dovrò tornarci. E’ stato durante questi primi due viaggi che ho iniziato a raccogliere il materiale per “Mediterraneum”, tra cui le 21 foto in esposizione al Sal8.

Giulio Rimondi

Giulio Rimondi

Syusy: Di solito come viaggi? C’è qualcuno con te?

Giulio Rimondi: Viaggio principalmente da solo. Le mie prime esperienze di viaggio risalgono ai miei 16 anni (ora ne ho 24), ho girato per l’Europa con un gruppo di amici; poi, nel tempo, quando ho avuto l’esigenza di continuare a viaggiare e ho capito che nessuno sarebbe venuto con me nei tempi e nei modi in cui mi premeva farlo, ho iniziato ad andare da solo. Per scoprire che è meglio, perché sono gli incontri che si fanno durante il viaggio a essere importanti e muoversi in un gruppo, anche solo di due o tre persone, è già diverso. Se sei in un gruppo vieni percepito diversamente, interagisci diversamente, per non parlare del confronto con gli stessi compagni di viaggio che è sì un arricchimento, ma sicuramente cambia la percezione di luoghi e situazioni, la influenza. Preferisco vivere l’esperienza direttamente, senza mediazioni.

Syusy: E dire che a vederti sembri una persona molto timida e introversa, come fai a girare da solo e a fare tutte le cose che fai? Convincere la gente a posare per te, attraversare paesi, dogane, controlli…

Giulio Rimondi: Quando si è da soli in un paese straniero e ci si confronta con persone nuove che non parlano la propria lingua, l’introversione fa presto a scivolare via. Prevale il desiderio di conoscere, l’ispirazione.

Syusy: E hai mai raccontato balle per fare la foto giusta? Magari fingendo di essere qualcuno che non sei?

Giulio Rimondi: Beh, quando si viaggia nei paesi che ho attraversato si spreca metà del tempo a chiedere permessi, autorizzazioni e lasciapassare molto difficili da ottenere. A volte penso che se fossi un reporter di National Geographic invece che un artista indipendente sarebbe tutto più facile! Quindi diciamo che, più di vere e proprie balle, ho utilizzato qualche escamotage. Ad esempio per passare alcuni blocchi dell’esercito ho detto confidenzialmente di avere già il permesso, di aver parlato con chissà quale superiore, di essere atteso da chissà che personalità… Bisogna un po’ arrangiarsi!

Giulio Rimondi

Giulio Rimondi

Syusy: Anche io sono stata in Libano, a Baalbek tu dove sei stato?

Giulio Rimondi:  Il Libano l’ho girato un po’ tutto: nel nord-est anche io sono stato a Baalbek, poi spesso a Tripoli, ho vissuto a Beirut (ora sto per tornarci) ed ho attraversato tutto il sud. Spostarsi in Libano può essere difficile per i ripetuti blocchi che si incontrano, ma mi sono trovato benissimo, soprattutto lavorando al sud con Hezbollah perché c’è una situazione gestita internamente in maniera molto professionale e organizzata. C’è sempre qualcuno che accompagna il fotografo o il giornalista, perché è risaputo che girando da soli non si passerebbe certo inosservati; c’è una certa diffidenza, compensata da una grande attenzione al supporto di giornalisti e fotografi stranieri. Questa ovviamente è più che altro una mossa politica e di propaganda, ma insomma, non si può pretendere tutto…

Syusy: Quella è una zona calda del mondo, con una situazione critica difficile da capire per chi ne è osservatore esterno. Tu cos’hai imparato vivendo il Libano così da vicino, la situazione è così radicata nella gente?

Giulio Rimondi:  Onestamente sono molto scettico e non vedo molte via d’uscita. In Libano siamo alle porte di una nuova elezione, che sicuramente sarà foriera di problemi… Io ci andrò tra pochi giorni, proprio per lavorare sui momenti della propaganda e confondermi tra la gente, ma non credo ci sia possibilità di un accordo. Il paradosso è che senza una persona carismatica al potere, come l’attuale capo del governo Suleiman (ex capo dell’esercito), è durissimo gestire le contraddizioni, ma quando poi la persona carismatica c’è, più è carismatica… meno dura! Il mio scopo quando fotografo, il mio ideale, è proprio cercare di presentare determinate categorie di persone ad altre, in modo che si vedano, si conoscano e riconoscano nelle immagini. Umanamente, senza xenofobie e ipocrisie, solo in quanto esseri umani. Significa stabilire tra loro una relazione emotiva. E’ la base della comprensione e dell’accettazione reciproca. Se ti senti legato a qualcuno, se ti immedesimi in lui, non vuoi fargli del male, giusto?!

Giulio Rimondi

Giulio Rimondi

Syusy: Come commenti la foto che abbiamo scelto per la locandina di questa mostra, che sembra quasi un dipinto, ma devo dire forse è un po’ inquietante… Cosa rappresenta per te?

Giulio Rimondi: Tra tutte credo sia la fotografia più metafisica, la prima che ho fatto e quella che nonostante non mostri né mare, né spazi aperti riesce a rendere completamente un’idea di mediterraneità. Punta dritta all’uomo!

GIULIO RIMONDI, è nato a Bologna nel 1984. Consegue nel 2006 presso la locale Università la Laurea in Lettere. Da quel momento si dedica al viaggio, per passione e curiosità, parallelamente inizia il suo percorso artistico. Soggiorna a New York dove conosce e frequenta il fotografo, dell’Agenzia Magnum, David Alan Harvey. Partecipa a workshop internazionali a New York, in Israele e Palestina. Prima esposizione personale nel marzo 2007 alla Galleria “Ferro di Cavallo” di Roma, successive partecipazioni a mostre collettive in vari paesi; invitato nel gennaio 2009 dalla Galleria “Anna D’Ascanio” di Roma all’Arte Fiera di Bologna. Attualmente ha rapporti contrattuali con le Galerie: Lucie Weill & Selingmann di Parigi, Masotta Torres Arte Contemporaneo di Buenos Aires e Patricia Laligant di New York.

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