Nomadizziamoci

Politiche della terra: uscire dall’emergenza

di Andrea Facchi

(per geologiKa collettiva 2008)

La Terra non è neutrale. Abitarla coscientemente comporta scelte e modalità comportamentali radicalmente altre rispetto all’energivora cultura materiale dell’industrialesimo in cui siamo immersi da secoli. Pasolini già sottolineava la differenza tra l’Idea di Progresso e questa forma ideologica di sviluppo, il cui costo insostenibile ci troviamo a considerare sempre più urgentemente. Anche le forme e le qualità del lavoro umano, lungi dallo svilupparsi, come vagheggiato, nel senso di una compiuta emancipazione umana, sempre di più si prospettano come nuove subdole schiavitù. E’ per questo che in un pensiero ecologico che ci includa tra le varie nature la certificazione etica sul lavoro diventa discrimine importante.

Ma l’edilizia in Italia è sempre più terreno aperto per abusi di ogni tipo che ben conosciamo: quindi non elencherò. Ma da qui la riflessione che come progettisti e costruttori responsabili resta solo a noi ormai il testimone dell’utopia (a-topia: ancora non ha luogo) il sogno e la previsione di possibili pezzi di altri mondi possibili. La politica quindi, meglio le politiche. Lanciamo un appello alla propagazione: la qualità dei nostri progetti di terra non dipende da know-how segreti ma dalla sensatezza e gioiosità dell’idea creativa che li sottende: divulghiamo il più possibile tecniche tecnologie e bellezze della terra: che diventi prassi banale tra le malte scegliere quelle di argilla rispetto ad altre meno efficaci e con mostruosi impatti ambientali: istruiamo, dalle nostre decennali esperienze e ricerche, muratori, progettisti, autocostruttori, abitanti: basiamo i nostri cantieri sulla sinergia più che sulla gerarchia: smettiamo di trasformare col trasporto (quasi sempre su gomma) una costruzione sana in un veleno sociale.

La Terra non è un prodotto: è l’unica prospettiva. Giulio Grillo e Paola Fachin per asc-geologika venezia 2008 ASC-AUT: Cantieri Sociali di Autorecupero, una proposta per la terra di Venezia. Da molto tempo la città di Venezia vive una situazione di emergenza abitativa che, come avviene in altre aree del paese, si presenta con una duplice caratteristica. Da un lato essa colpisce in maniera particolarmente grave i percettori di reddito saltuario, intermittente,legato ad attività legali ma che si svolgono nell’economia di sussistenza. Dall’altro lato, l’emergenza abitativa si presenta sotto la forma di un diffuso patrimonio edilizio architettonicamente degradato, collocato in aree urbane più o meno periferiche, prive di servizi alla popolazione. Al degrado architettonico si accompagna il depauperamento sociale che produce il modello di sviluppo predominante: l’esclusiva valorizzazione della città operata dal turismo industriale, lo sfruttamento del territorio a danno dei delicati equilibri ambientali che sottrae spazio vitale alla cittadinanza. Sulla base di questi presupposti, dieci anni fa, nasce l’Agenzia Sociale per la Casa (Asc), un collettivo biopolitico composto da cittadini veneziani, studenti universitari, lavoratori precari, migranti, architetti, umanisti, antropologi, artigiani.

Il lavoro sin qui svolto dal gruppo ha portato ad un’analisi complessiva e dettagliata della città e delle sue principali problematiche sociali, politiche, economiche ed ambientali legate al diritto all’abitare. Ma non solo. In questi anni abbiamo dato vita a numerosi esperimenti, in alcuni casi di frontiera, una sorta di ricettario r-esistenziale alle insidie della città contemporanea. Lavorando con la terra, primo bene comune, ma non solo. Così nasce la proposta dei cantieri sociali di autorecupero per la città di Venezia, un progetto partecipato di rigenerazione edilizia e comunitaria finalizzato all’autorecupero di alcune unità abitative dismesse ed all’attivazione di progetti locali e di welfare community che puntano alla sostenibilità economica e sociale di nuove forme di “comunità di abitanti”.

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