Nomadizziamoci/Orto dei Giusti

Costruzione e autocostruzione in terra cruda

di Andrea Facchi

 

La terra è probabilmente il primo materiale da costruzione conosciuto (oltre ad essere la prima divinità). La scoperta del suo utilizzo si perde nella notte dei tempi e ancora oggi quasi la metà della popolazione mondiale abita in case di terra cruda.
Quasi tutte le terre estratte appena al di sotto dello strato arabile (che è da scartare perché troppo ricco di humus e intrusioni putrescibili) sono adatte a costruire. Questo significa che chiunque ha a disposizione sufficiente materiale per edificare la propria casa (lo scavo delle fondazioni).
Dopo molti decenni di oblio la costruzione in terra ritorna in auge grazie al lavoro pionieristico di molti tecnici (e non) appassionati dalle prestazioni ecologiche, tecnologiche e culturali di questo straordinario materiale: alta tecnologia arcaica: riciclabilità, inerzia termica, regolazione microclimatica dell’umidità, fonoassorbenza, atossicità, elementarietà, modellabilità.
Si costruiscono muri portanti o di tamponamento, pavimenti e solai, cupole, volte, intonaci e pitture. Case, castelli, palazzi, templi, torri…

Possono distinguersi tre diversi metodi costruttivi:

  • TERRA MONOLITICA: i muri sono massicci e costituiscono un solo blocco con funzione portante;

  • MURATURA: portante o di tamponamento costituita da piccoli blocchi preformati e preessiccati;

  • TERRA SU STRUTTURA: di tamponamento alle strutture portanti, assicura l’isolamento termico e acustico (TerraB. Narici e A. Facchi , in Dizionario dell’abitare naturale a cura di M. Corrado)

Le tecniche sono variabili per diverse culture, ragioni climatiche e geografiche, qualità della terra estratta. E’ la parte argillosa che funziona da legante e quella sabbiosa e pietrosa da inerte, al variare di queste proporzioni devono variare le tecniche applicative. Una terra ghiaiosa e magra di argilla è più adatta per la terra battuta, una più grassa e sabbiosa è ottimale per mattoni crudi, se grassa e limosa si presta ad impasti di terra e paglia.
La costruzione in terra tradizionalmente è legata alla figura di un esperto capocantiere che si occupa di coordinare il lavoro controllando terre e impasti, suggerendo le soluzioni più adatte ad ogni specifico caso. Per la terra più che la letteratura scientifica è importante l’esperienza diretta.

Storicamente le case di terra erano costruite dagli abitanti stessi insieme ai vicini ed agli amici in una forma di festosa e mutuale condivisione del lavoro. Molte delle tecniche applicative, le più semplici, ben si prestano infatti all’autocostruzione.
Ognuno contribuiva al cantiere per quel che poteva o sapeva fare, dai lavori più faticosi (preparazione dell’impasto, trasporto e messa in opera) a quelli più indirizzati alla cura e al ristoro dei lavoratori (preparazione e offerta dei cibi e delle bevande; produzione di ritmi, suoni e canti; rifiniture). Tutta la comunità era coinvolta nell’evento festivo-costruttivo.

L’atossicità, la facile modellazione, la scarsa pericolosità dei cantieri di terra ne fanno ancora oggi il materiale ideale per autocostruire. Nella mia esperienza di architetto insieme a Barbara Narici in geologiKa collettiva(www.geologika.it e www.geologika.org) posso testimoniarlo citando alcune esperienze.
Molto spesso, negli interventi in case private, sia per limiti economici (gli abitanti hanno tempo libero ma pochi soldi) sia per ragioni emozionali abbiamo caldeggiato questo metodo costruttivo. E’ importante che una parte della casa sia stata modellata dagli abitanti e dai loro amici con le loro proprie mani. Questo aumenta la percezione di unità che collega l’essere umano al luogo che abita. L’esperienza crea una micro storia di fondazione e produce basilari cognizioni pratiche per la manutenzione e l’eventuale futura evoluzione degli spazi domestici.

Alcune volte abbiamo aperto alla città cantieri di autocostruzione degli arredi urbani: Prima MATERIA. Al Parco Sempione di Milano con il Politecnico o al Parco Manifattura Tabacchi di Bologna con il Cedan i cittadini, gli studenti, i bambini hanno costruito con noi sedili e panche di terra, paglia e semi, destinate a germogliare, a trasformarsi in poltrone di prato e fiori vivi. La partenza era una montagnetta di terra, materia prima, che a suon di musica (elettronica ma ritmicamente tradizionale) veniva prima trasformata coi piedi in impasto poi modellata in forme semplici e spontanee. Una festa!

Altre volte ci siamo avventurati in cerimonie di buon auspicio: ADAM in tour. Con riferimento alle tradizioni religiose che ci ricordano di essere fatti di terra e soffio (dio è vasaio), a Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Castel Del Monte, in discoteche e sui sagrati, in parchi pubblici o luoghi privati, aprivamo un cantiere di costruzione di un manufatto in terra sul quale, come azione finale, veniva lasciata l’impronta del corpo. Che emozione per tutti il corpo nudo nella terra nuda (immagine ambivalente di vita e di morte), l’incastonare materia viva in materia viva.

Un buon auspicio e una coscienza di produrre architettura e design come nostra impronta, come emanazione dal nostro essere.

Per informazioni più approfondite sulle tecniche costruttive, campi di utilizzo e prestazioni della terra cruda si consulti
G. Scudo, B. Narici, C. Talamo Costruire con la terra, Esselibri, Napoli 2001

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