Nomadizziamoci

Nomadizziamoci: Parola di Syusy

Perché “nomadizziamoci”?

Io sono sempre per il fare, piuttosto che piangersi addosso! Nel caso di questo progetto tutto è nato dall’esigenza, anzi dall’emergenza, di divulgare una coscienza ecologica per avviarci verso l’ecocompatibilità. Così come abbiamo costruito una barca ecocompatibile, possiamo fare anche una casa e provare a dimostrare come si possa sopravvivere anche nel caso infausto di un evento catastrofico non improbabile, come la fine del petrolio.

Sopravvivere, sì ma come?

L’idea è di arrivare all’autosufficienza attraverso l’energia e le costruzioni alternative. Non possiamo permetterci di finire come i dinosauri, che mentre una catastrofe li estingueva, probabilmente stavano ballando e guardando un reality show.

Ok per i dinosauri, ma noi? Forse preferiamo non pensarci?

Può darsi che la risposta giusta stia ignorare completamente tutto ciò, ma non è nella mia natura. Preferisco cercare di fare qualcosa, non riesco a stare ferma e pensare “quel che sarà, sarà”.

Perché una proposta così radicale?

Ho visto in giro per il mondo posti dove l’autosufficienza è una tradizione, dove la gente da sempre vive adattata al proprio ambiente, trovando delle risposte ecocompatibili, basate su risorse rinnovabili. E’ questo il caso dei nomadi dell’Asia Centrale, che vivono nelle loro yurta . Sono nomadi da sempre, ma con le tecnologie moderne potrebbero migliorare la loro situazione, rimanendo quello che sono, senza inurbarsi per forza.

La yurta in piazza santo stefano

La yurta in piazza Santo Stefano a Natale. Che messaggio vorresti portare nel centro di Bologna?

Ho trovato la mia yurta in Mongolia e l’ho portata qui in Italia, già questa è una piccola follia… Nomade nel vero senso della parola! Per prima cosa l’abbiamo montata a Ecomondo, la fiera sull’ecologia a Rimini. Montarla a Bologna per Natale è come fare un regalo alla città, il mio personalissimo presepe in una delle piazze più sacre di Bologna. Diverse persone contribuiranno alla realizzazione dell’evento: dall’Università con Paola Bonora, docente di geografia, che – assieme ad altri docenti – farà delle “predicazioni” sui temi attuali dei cambiamenti climatici, dell’invivibilità delle città e dell’emergenza energetica. L’ENEA ci fornirà i pannelli fotovoltaici con cui accenderemo una lampadina e contribuirà a tutta l’iniziativa. Per il trasporto ho contattato Microvett, un’azienda di Imola che produce macchine elettriche, al posto dei cammelli! Insomma, la yurta sarà soprattutto un oggetto magico, un punto di incontro per tutti, un luogo sciamanico dove prendere un tè e cercare qualche saggia decisione. In fondo assomiglia a un UFO e un po’ anche a u
n seno materno.

Insomma, un’altra delle tue provocazioni?

 Alla fine vorrei solo che la gente prendesse coscienza e cominciasse a chiedere e a volere le cose giuste!

Syusy

 

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