Nomadizziamoci/Orto dei Giusti

Nomadi e Orti: il Club degli Ortolani

I veri nomadi odiano l’orto, è terra rubata al pascolo ma ho visto anche nomadi semi-inurbati con accanto alla yurta il loro bravo orticello.

Purtroppo noi non viviamo in spazi aperti e liberi, buona parte del nostro territorio è chiuso da reticolati e cancelli. Possiamo allora lasciare tutto e andarcene in montagna a cercare un posto che non sia di nessuno ma neppure i nomadi si spostano su di un territorio che non è di nessuno.

Da quello che ho capito spesso i pascoli sono di tradizione di quella famiglia quindi, anche se del “demanio” sono in uso.

La stessa cosa l’ho vista in Australia, gli aborigeni australiani hanno vinto una famosa causa volta a stabilire che la terra che i colonizzatori hanno decretato terra nullius, cioè terra di nessuno in realtà era delle famiglie che la percorrevano ma che non avevano il senso della proprietà che abbiamo noi occidentali.

La usavano ma nessuno l’avrebbe mai venduta.

Allora, all’interno di quella che è la nostra situazione, come fare per poterci muovere fare iniziative?

I parchi pubblici indicono bandi per destinare la gestione di verde, ma ci vogliono requisiti troppo complessi.

L’unica è provare con la stessa logica della proprietà privata da gestire però in modo creativo.

Da tempo cercavo un orto in campagna vicino a Bologna raggiungibile con l’autobus; l’ho trovato e l’ho comperato ma mai riuscirò da sola a coltivare un orto senza competenze e aiuto allora ho pensato intanto a fondare un Club degli ortolani.

Vi spiego come e con quali sviluppi…

Syusy Blady e il suo Club degli Ortolani:

Maurizia (Syusy): L’idea di un orto urbano è sì necessaria, ma è anche una risposta che ha qualcosa di creativo nella risposta stessa, e che va al di là della necessità di farsi la propria insalata. Lo conferma anche la storia che ci ha raccontato l’architetto Cristofani, i suoi orti urbani sono nati dall’esigenza di utilizzare uno spazio che aveva e che non veniva sfruttato in altro modo, ma nello stesso tempo l’idea di Cristofani è stata quasi una provocazione per dimostrare che si poteva riuscire a rendere fruibile uno spazio abbandonato da tempo e che ormai era diventato brutto e pericoloso. Nel mio caso l’esigenza e la voglia di fondare il Club degli Ortolani è sì un’esigenza pratica, ma anche estetica. È necessario a volte fare delle provocazioni, che poi possono nascere così e diventare in seguito delle realtà quotidiane. Io devo ammettere che personalmente ho sempre guardato con invidia gli orti dei pensionati ai quali, non si capisce bene perché, quasi non si può accedere. Sono orti molto ordinati, hanno una loro logica un po’ da pensionati e un po’ da piccolo condominio o da cimitero con i loculi, è una logica anni ’60 che rientra nella testa di chi ha abbandonato la campagna e, dovendo poi inurbarsi, ha trovato nel condominio e poi nell’orto cimiteriale la risposta e un modo per potersi prendere cura di un piccolo spazio di propria pertinenza. Da una parte questo è brutto ma dall’altra è anche una buona idea che però va usata in modo diverso. Lo stesso architetto di Milano Cristofani ha deciso di mettere a disposizione i suoi orti a persone di diverse età e in questo modo l’orto urbano è diventato qualcosa di più di un pezzetto di terra dove la cosa più importante è solo far crescere bene la propria insalata. Per me l’orto urbano e, in particolare, il mio Club degli Ortolani, deve essere prima di tutto un’occasione per associarsi e io vorrei dargli una valenza quasi “nobiliare” perché nobile è l’intento. È un Club a tutti gli effetti, come il club della caccia o dei cavalli, un Club colto dove gli ortolani possono trovare un proprio spazio dove poter sperimentare e coltivare in modo… semi-collettivo, un punto di incontro comunitario, ma anche personale, dove chi fa l’insalata migliore verrà apprezzato e gratificato.

Cultura e coltura 

Il Club degli Ortolani quindi sarà una “cosa raffinata”, un posto in cui dopo aver zappato la propria zolla, dopo aver parcellizzato la zolla, come dico io, fatto “zapping”, ci si possa trovare come in un club inglese a discutere del modo migliore per coltivare un’insalata o di altro.

L’idea è quella di avere l’occasione per trovare tante persone che possano incontrarsi e parlare di agricoltura, di cosa si deve o non si deve fare per uscire dallo stato attuale di cose; il tutto in un’accezione anche colta, un circolo culturale e colturale, insomma: un vero e proprio Club con delle regole. La prima è che ci sarà un’iscrizione e bisognerà seguire un corso, avere una vera e propria formazione, anche con la collaborazione della facoltà d’Agraria. Ci saranno una serie di incontri che insegneranno come utilizzare la terra anche in modo estremamente alternativo, intendo con le tecniche di Fukuoka, e ovviamente con tecniche di agricoltura biologica e coltivando solo prodotti adatti alla stagione, senza dimenticare le piante officinali e i loro estratti e i loro mille usi.

Lo “zapping agricolo” 

Per le piante officinali potrò contare su alcuni esperti, o meglio esperte, che conosco da tempo e che sono care amiche, come Pimpinella, che è una botanica, e Gabriella Buccioli che cura un suo giardino di tutte piante naturali arrivate con il vento, ha anche scritto un libro: Il giardino creato dal vento, il suo giardino poi è molto conosciuto e vengono anche i giapponesi a studiarlo! Spero di riuscire ad avere anche lei tra i docenti. E ovviamente aspetto i docenti di Agraria che verranno a raccontare tutto ciò che ha a che fare con l’agricoltura in generale e anche tutto ciò che riguarda nello specifico il piccolo orto che puoi fare tu. La prova pratica consisterà ovviamente nellozapping, nella parcellizzazione della zolla e nel piantare il seme. Il bello è che tutto questo sarà pronto vicino Bologna in un terreno che ho preso io e che verrà dato da me personalmente. Il terreno è raggiungibile in autobus e sono 4 ettari coltivabili. C’è anche una storia dietro, il terreno prima era gestito da un’ortolana che l’ha curato e ci ha lavorato molto, io quando l’ho visto ho pensato che in poco tempo l’avrei ridotto in poltiglia. È per questo che è nata l’idea del Club degli Ortolani: io non sarò mai in grado di gestire l’orto da sola e ho bisogno di aiuto, questo può diventare uno scambio di aiuto reciproco. Non solo: so che esistono negozi che vendono prodotti adatti e l’idea è proprio collegarsi a questo per provare a creare il Club degli Ortolani con tutte le persone interessate a imparare e a sperimentare. L’invito è esteso alle persone che sono interessate a farsi la propria insalatina e non solo, a parlare di piante officinali e di giardino. In questo spazio è arrivato anche questo blog, che si chiama www.nomadizziamoci.it e che sarà uno spazio per parlare di cultura, di altra cultura, di cultura che tiene conto della terra e dello spostamento sulla terra. Chi vuole intanto può iscriversi al Club degli Ortolani, cominceremo in primavera.

L’associazione: l’Orto dei Giusti 

Sarà necessario darsi una veste giuridica, essere qualche cosa di più di un gruppetto volonteroso: anche qui la mia è una provocazione, io metto a disposizione lo spazio e voglio condividere la mia passione, che forma associativa corrisponde a questo? Come sempre è difficile inquadrare un progetto che nasce sull’onda di una intuizione senza pensare al profitto unendo una iniziativa privata con la partecipazione appassionata di persone che trovano la cosa interessante e divertente. Abbiamo pensato con gli amici di Impronte di chiamare l’associazione “l’orto dei giusti” perché i giusti saranno salvati e anche perché… io di cognome faccio Giusti!

Evitare il fagiolino assassino 

Con Agraria collaboreremo anche per fare una mappa del terreno, chi vuole si può iscrivere per prenotare il suo orticello. Se abbiamo delle iscrizioni possiamo anche vederci a Bologna, incontrarci per scambiare idee. Io parto da niente, quando ero piccola avevo un orto con la nonna, da grande ci ho provato a Mantova, ho zappato e ho piantato i fagiolini e poi non riuscivo a entrare nell’orto perché l’orto era invaso da fagiolini assassini. Io non sono un’esperta, l’idea è proprio quella di aiutare tutti quelli che come me non vogliono essere uccisi dai fagiolini assassini, serve qualcuno che ci dica qualcosa e ci dia una mano”.

Chi ci sta?

Maurizia

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